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Investire nel settore tessile e dell’abbigliamento in Bulgaria – un caso di successo

Il settore tessile e dell’abbigliamento sono da sempre particolarmente interessanti in Bulgaria perché hanno una tradizione di molti decenni. Già durante il comunismo in Bulgaria infatti la produzione tessile e soprattutto dell‘abbgliamento rappresentava un‘importante quota di mercato, con importanti scuole di modelleria e sartoria, tuttora esistenti, che consentono di trovare personale preparato e qualificato ancora oggi. Questo ha fatto sì che anche dopo la caduta del regime molte imprese italiane si rivolgessero a questo territorio, per poter godere di costi paragonabili ai costi di produzione cinese (costo del prodotto arrivato a casa, s‘intende) e con un‘ottima qualità d’esecuzione.
Marchi come Dolce&Gabbana, Versace, Prada, MaxMara, Moschino, TwinSet e molti altri fanno produrre i loro capi in Bulgaria in conto lavorazione ormai da diversi anni, mentre altre aziende hanno direttamente investito in fabbriche proprie come Calzedonia, Miroglio nel tessile, e relativamente più di recente il Gruppo Peuterey.  

Nel 2012 il gruppo italiano Peuterey, leader intrernazionale nelle giacche in piuma d’oca, contatta Alias Group per essere accompagnata ed assistita nel progetto di internazionalizzazione che prevede l’acquisizione di un sito produttivo proprio in Bulgaria per poter meglio garantire alcune produzioni speciali per i propri clienti difficili da gestire presso i terzisti di cui si era sempre avvalsa per le realizzazione dei capi di propria creazione.
Dopo attente ricerche e valutazioni tecniche, viene individuata così una fabbrica nel nord della Bulgaria, e precisamente a Vratza, che operava da oltre 15 anni con elevata specializzazione nella produzione di giacconi in piuma d’oca, giacche nastrate e capi tecnici. Questo laboratorio aveva già lavorato in passato per marchi prestigiosi quali Prada e Dainese, e la stessa Peuterey ne era stata cliente. Quindi la conoscenza della qualità produttiva e dell’organizzazione operativa esistente hanno fatto sì che l’acquisizione avvenisse senza troppe difficoltà iniziali.

Dal 2012 ad oggi l‘azienda ha avuto diverse riorganizzazioni, aggiustamenti e riassetti. Ad esempio nel 2018 viene abbandonata una struttura in affito, preferendo investire in un capannone di proprietà. Successivamente sono stati acquisiti speciali macchinari aggiornati alla tecnologia più recente. La società si è poi dotata della certificazione ISO 9001 e dell’autorizzazione alla produzione di capi nastrati speciali (solo 3 in tutta la Bulgaria hanno tale certificazione).
Con il tempo ha accresciuto la propria specializzazione e capacità tecnica fino ad arrivare a produrre capi che difficilmente possono essere realizzabili in Cina o nei paesi a basso costo della manodopera per la specificità e la difficoltà dei passaggi tecnici richiesti. Questo fa della Bulgaria e della società Cymbidium quasi un UNICUM nei Balcani per la produzione di questa tipologia particolare di capi.

La difficoltà maggiore che da sempre ha riscontrato l’azienda resta la stagionalità dei capi prodotti, che hanno una copertura che di media non supera i 6/7 mesi della produzione annuale. Pertanto negli anni insieme all’azienda abbiamo cercato di trovare soluzioni per coprire i mesi di più scarsa operatività, inserendo capi estivi (giacche leggere, impermeabili, ecc.), nonché producendo per gli outlet del gruppo, in modo da riuscire via via a coprire quasi il 100% della produzione.

Oggi la fabbrica, oltre ai capi al marchio Peuterey, ha inserito nel suo portafoglio altri clienti quali Moncler, Colmar, Burberry’s, Paul&Shark, Armani, tutti brand leader nel loro settore, il che fa di Cymbidium a sua volta un leader tra i produttori di questo particolare tipo di abbigliamento. Questo, unito alla velocità di consegne della merce (rispetto a Cina, Armenia, India, ecc.) che dalla Bulgaria all’Italia in 24 h è a destinazione, consente ai brand citati una politica commerciale più dinamica, reattiva e quindi efficace e vincente.

La tendenza costante riscontrata negli ultimi anni è l’avvicinamento delle produzioni fatte fin qui in Paesi lontani che, seppur offrono ancora costi di proudzione inferiori rispetto all’Est Europa, di contro pagano lo scotto di avere lunghi tempi di spedizione, di richiedere spesso anticipi finanziari importanti e quantitativi enormi per giustificare il trasporto. La produzione in Bulgaria consente invece di poter produrre quasi a livello sartoriale, con la possibilità di consegnare anche solo 100 o 200 capi con un furgone in Italia ai clienti che hanno un‘emergenza particolare, cosa assolutamente impensabile dai Paesi d’oltreoceano.

Alias Group è sempre al vostro fianco.

Leggi un’altra storia di successo nel nostro blog: vi presentiamo Q-AID Europe.

Vi presentiamo Q-AID Europe

Alias Group fra gli altri servizi vi mette a disposizione le proprie competenze per ricoprire ruoli aziendali di amministratore, responsabile finanziario, consigliere.
Vi presentiamo di seguito uno dei tanti casi di successo del nostro portafoglio clienti: Q-AID Europe eood, partecipata del gruppo italiano leader nel settore di certificazione, ispezione e formazione Q-Aid Holding.
Per Q-AID Europe eood, dopo quasi 10 anni di attività professionale a Mosca nel campo della consulenza all’impresa e di quasi 20 anni a Sofia, Pamela Della Toffola da ottobre 2020 ricopre il ruolo di CEO nel quadro della collaborazione con Alias Group.

Ecco una breve intervista-presentazione della loro iniziativa imprenditoriale.

Ci racconti brevemente come è nata Q-AID e quali sono le principali linee-guida che ne ispirano l’attività?
L’organismo di certificazione e ispezione Q-AID è nato nel 2009, a Brescia, e in breve tempo ha progressivamente ampliato il proprio perimetro di azione, a livello locale e poi nazionale, per diventare il punto di riferimento di un network internazionale, pur rimanendo sempre coerente ai suoi principi: essere un partner affidabile nei servizi di valore aggiunto per supportare le aziende a migliorare le prestazioni e prevenire i rischi, grazie a una efficace gestione dei sistemi e dei processi in tutti i settori strategici per le imprese.
Il Gruppo supporta aziende e professionisti fornendo servizi di certificazione di sistemi di gestione, di prodotto e delle competenze, effettuando ispezioni e assicurando formazione professionale nei diversi ambiti di riferimento che rientrano all’interno delle sue sei Divisioni: Green, Building, Quality, Compliance, Safety e Industry.
Q-AID opera in conformità alle norme Internazionali per gli Organismi di Certificazione e alle Linee Guida IAF – International Accreditation Forum, garantendo un’assistenza continuativa di alto profilo tecnico, sempre aggiornata sul fronte delle novità della normativa vigente, ma offrendo anche una serie di certificazioni, attestazioni di conformità e servizi GREEN orientati alla tutela e alla promozione di buone pratiche in ambito di sostenibilità ambientale ed efficienza energetica.
Il Gruppo è attualmente costituito dalla società madre Q-AID Holding Srl e dalle società operative Q-AID Assessment & Certification Srl, Q-AID Inspection Srl, Q-AID Academy & Management Srl e Q-AID Europe Srlu.

Soffermiamoci proprio su Q-AID Europe, società per la quale lei ricopre il ruolo di CEO, che ha sede a Sofia.
Si tratta del nostro primo passo di espansione del gruppo verso nuovi territori fuori dall’Italia, che inizialmente pensavamo di muovere ottenendo delle licenze e partendo quindi da zero, ma poi nell’ottobre 2020 abbiamo privilegiato la possibilità dell’acquisizione di un Ente già esistente, che si occupasse di accreditamenti complementari a quelli già presenti nel portfolio della società italiana.
Abbiamo così introdotto un sostanziale cambio di management e di approccio al mercato, acquisendo nel contempo nuove professionalità altamente qualificate che ci hanno permesso di essere perfettamente allineati con la politica e la strategia del Gruppo: sempre aperto verso nuove quote di mercato e con un occhio rivolto verso gli altri Paesi dei Balcani, dove stiamo facendo la stessa ricerca e valutando un’operazione simile in Serbia e Macedonia del Nord. Nazioni in cui siamo tra l’altro già rappresentati da ABC – Alias Balcan Company, realtà di cui Q-Aid è socio-fondatore e che nasce dall’unione di tre società ad alta professionalità specializzate in diversi ambiti: un ente di certificazione, un centro di ricerca e trasferimento tecnologico, una società di servizi amministrativi, contabili e societari.

Quali sono i principali punti di forza delle attività che fanno capo a Q-AID Europe?
Abbiamo creato un team di auditor e di responsabili degli accreditamenti di lunga esperienza, che hanno sviluppato la propria carriera all’interno di prestigiosi enti di accreditamento internazionali; siamo per vocazione orientati verso un pubblico di aziende italiane, ma sempre aperti a tutte le realtà che necessitano di servizi di certificazione e accreditamento ad alto valore aggiunto.
I nostri punti di forza consistono nell’offerta di alcune tra le principali Certificazioni Sistemi di Gestione, tutte peraltro perfettamente in linea con gli accreditamenti regolati dal BAS – Bulgarian Accreditation Service: ci riferiamo in particolare ai Sistemi di Gestione Qualità ISO 9001, ai Sistemi di Gestione Ambientale ISO 14001, ai Sistemi di Gestione Sicurezza Informazioni ISO IEC 27001 e ai Sistemi di Gestione Salute e Sicurezza sul Lavoro ISO 45001, tutti servizi che contribuiscono a implementare l’efficacia dei processi, migliorando nel contempo l’affidabilità, i risultati economici e la competitività delle aziende.

Possiamo parlare di un modello “Made in Italy” anche nel mondo dei sistemi di certificazione e di ispezione?
I cardini della nostra offerta risentono sicuramente dell’influsso benefico della nostra “italianità”; il nostro approccio è infatti caratterizzato da un’estrema flessibilità e dalla capacità di customizzare i nostri servizi, adattandoli per assecondare le esigenze e le richieste del cliente, sia qui che nel nostro Paese di origine.
Proprio su tali caratteristiche è stato forgiato il nostro staff di auditor e, a maggior garanzia di questo, tutto il nostro personale è multi-lingue, parla inglese, italiano, russo, bulgaro ovviamente, e all’esigenza viene comunque affiancato da interpreti; la possibilità di realizzare audit in remoto rappresenta poi inoltre un’ulteriore garanzia di flessibilità.

Quali sono i rapporti di interscambio tra Italia, Bulgaria e, più in generale, a livello internazionale?
Abbiamo stipulato accordi per offrire gli stessi servizi in Italia e in Europa, quindi non solo legati al territorio bulgaro; si tratta di servizi integrati di certificazione estremamente completi e rispondenti alle disposizioni internazionali stabilite dallo IAF – International Accreditation Forum, che ci permettono appunto di offrire accreditamenti integrati con quelli del Gruppo e a tariffe assolutamente competitive. 
Attraverso Q-Aid Academy & Management – Società di servizi del Gruppo orientata verso la formazione finanziata e professionale – abbiamo avuto modo di approfondire la conoscenza “geografica” dei nostri clienti, partendo dall’Italia per poter espandere la nostra territorialità verso altri Paesi europei.
Non appena siamo partiti abbiamo anche deciso subito di associarci alla Camera di Commercio Italiana in Bulgaria e a Confindustria, associazioni che raggruppano tutta l’imprenditoria italiana attiva in Bulgaria, nonché le aziende bulgare legate al nostro Paese da interessi economici. 
Evidentemente consideriamo l’Associazionismo un importante fattore di interesse e di crescita per tutte le aziende, perché crediamo molto alle sinergie che si possono creare all’interno sia della Camera che di Confindustria, ma anche grazie allo scambio di esperienze e conoscenze promosso dall’interassociazionismo.

Leggi un’altra storia di successo nel nostro blog: vi presentiamo Cymbidium.

Il mеrсаtо іmmоbіlіаrе in Bulgaria

Nоn с’è ріù аlсun dubbіо сhе lа раndеmіа nel 2020 nоn ѕоlо nоn аbbіа fаttо rallentаrе іl volume degli investimenti nel mеrсаtо іmmоbіlіаrе in Bulgaria, mа аbbіа аgіtо addirittura dа саtаlіzzаtоrе con unа ріù consistente dоmаndа dі аbіtаzіоnі. Glі ultіmі dаtі dеll’Аgеnzіа dеl Rеgіѕtrо relativi al mеrсаtо ріù fоrtе nel Paese, quello di Ѕоfіа, mоѕtrаnо сhе реr lа рrіmа mеtà dеll’аnnо lа сrеѕсіtа dеllе vеndіtе rіѕреttо аl precedente è ѕtаtа dеl 41% е rіѕреttо al 2019 pre-Covid comunque del 23%.

Quеѕtо аumеntо dеrіvа nоn ѕоlо dаllе operazioni роѕtісіраtе a causa del lockdown, mа аnсhе dа un rеаlе аumеntо dеllа рrореnѕіоnе аll’асquіѕtо dі іmmоbіlі. Lа tеndеnzа nоn è раѕѕаtа іnоѕѕеrvаtа аglі іnvеѕtіtоrі, роісhé nеl ѕесоndо trіmеѕtrе ѕі è trірlісаtо іl numеrо dі permessi di costruzione rilasciati per nuоvе unіtà аbіtаtіvе, dаl 1843 dеl 2020 аl 5367 dі quеѕt’аnnо. Unа dеllе ѕріеgаzіоnі dell’аumеntо dеll’interesse реr glі іnvеѕtіmеntі nеl ѕеttоrе іmmоbіlіаrе rеѕіdеnzіаlе è di certo il congelamento dеі рrоgеttі соmmеrсіаlі е d‘uso uffісі.

Alcune ricerche statistiche condotte su un campione di 7.000 soggetti prelevati dal portafoglio clienti di broker che si rivolgono a persone con redditi superiori alla media nella capitale, attestano che іl budgеt mеdіо реr l’асquіѕtо dі un nuоvо арраrtаmеntо di classe medio-alta a Sofia è dі 190.000 еurо. Іn generale mеtà dеі fоndі per l’acquisto degli immobili ѕоnо dі рrорrіеtà е іl rеѕtо рrоvіеnе dа сrеdіtо.

Il range di prezzo va dai 150.000 е і 200.000 еurо pеr un арраrtаmеntо соn duе саmеrе dа lеttо, salendo оltrе i 200.000 еurо реr un арраrtаmеntо соn trе саmеrе dа lеttо, considerando comunque che іl lіmіtе ѕuреrіоrе è fluttuаntе а ѕесоndа dеl quartiere dovе si trova lа рrорrіеtà.

Un іntеrеѕѕе сrеѕсеntе si riscontra anсhе per lе саѕе indipendenti a cui viene dedicato un budgеt сhе vа mediamente dаi 320.000 аi 345.000 еurо.

Il ѕеgmеntо dеglі іmmоbіlі dі luѕѕо ha visto anche un cambiamento delle esigenze dei propri investitori, interessati non più solo a soddisfare i propri canoni estetici estemporanei, ma seguono criteri di mercato più generali e a lungo termine (un bagno per ogni stanza da letto, locali adibiti a cabine armadi, zone dell’abitazione dedicate a ufficio.

Fuori dalla capitale, le altre città lеаdеr nеllа соѕtruzіоnе dі аllоggі sono Рlоvdіv е Вurgаѕ, con un aumento del rilascio di реrmеѕѕі реr lа соѕtruzіоnе dі nuоvі еdіfісі rеѕіdеnzіаlі dеl 14% su base annua.

Il settore vitivinicolo in Bulgaria: un’opportunità d’investimento in un settore in forte sviluppo

La Bulgaria è la sesta nazione europea per dimensione dei propri vigneti con 60.000 ettari in produzione nel 2016, mentre per la produzione vitivinicola (in media 1.500.000 ettolitri) si pone al ventesimo posto nel mondo anche dopo Germania, Ungheria e Austria, che pur avendo un’estensione più ridotta hanno comunque una produzione più ampia, a testimonianza dell’ampio spazio ancora esistente per gli investimenti mirati nel settore vitivinicolo.

La viticoltura in Bulgaria storicamente è tra le più antiche: le prime tracce risalgono a circa 1.000 anni prima di Cristo, quando i Greci producevano e consumavano i vini locali, specie quelli della Tracia e della costa del Mar Nero, tra i più richiesti.
L’impulso alla coltivazione della vite è stato favorito anche dalla vicinanza (sponda opposta del Mar Nero) della Georgia ed Armenia, patrie dei vitigni storici; il Rkatsiteli vitigno bianco molto diffuso anche in Bulgaria, è originario della Georgia, mentre il vitigno più antico bulgaro è il rosso Eumolpia (chiamato anche Trakiiski Mavrud).

Oggi la viticoltura bulgara si basa su un gruppo abbastanza ridotto di vitigni autoctoni o storici e un gruppo massiccio per tipologia e per estensione di vitigni alloctoni.
I vitigni stranieri (arrivati tra la fine del ‘800 e l’inizio del ‘900) sono costituiti dal gruppo francese (Aligoté, Chardonnay, Sauvignon blanc, Ugni blanc, Muscat Ottonel tra i bianchi più diffusi, Cabernet Sauvignon, Merlot, oltre ad una folta schiera di altri vitigni rossi) seguiti da quelli italiani (soprattutto bianchi, molto diffusi, come il Riesling italiano e il Traminer, pochi rossi come il Barbera, il Sangiovese e L’Ancellotta), il Gamza ha origini ungheresi (Kadarka) i due Feteaska, l’Alba e il Regala hanno origini romene.
Tra i vitigni autoctoni il più caratteristico è il Melnik (varie varietà), coltivato essenzialmente nella “Dolinata na Struma”, seguito dal Pamid (vini rossi chiari e leggeri) e Mavrud tra i rossi, il Tamianka (coltivato anche in Romania con il nome di Tamaioasa), i vari Misket tra cui il più diffuso il Misket Cherven e il Dimyat tra i bianchi.

La viticultura bulgara è passata dal Monopolio di Stato alla proprietà privata nei primi anni del 1990 e oggi ci sono circa 45.000 viticoltori, (media 1,50 ha/proprietà) ma vi sono pochi vinificatori, solo grazie all’intervento straniero (anche italiano), con acquisizioni di vecchi Enopoli di Stato e l’ammodernamento degli impianti; al momento 122 produttori si dividono il mercato commerciale vinicolo, ancora un folto gruppo di viticoltori vinifica personalmente la sua piccola produzione di uve per ottenere il fabbisogno famigliare o al massimo da dividersi tra gruppi famigliari e di amici.

Questa situazione conferma il grande divario tra ettari in produzione e vino prodotto (resa 3,560 kg/ettaro), sicuramente una buona parte di reale produzione non è dichiarata, anche perché vi è un notevole divario tra le produzioni delle annate più recenti (nel 2000 si sono prodotti oltre 50 milioni di litri di vini a denominazioni di origine, mentre solo 6.5 milioni di litri del 2008, per risalire ai 12 nel 2013 e ai 135 milioni nel 2018).

Il territorio viticolo è suddiviso in cinque regioni, in base a posizione geografica, omogeneità del clima, quantità di pioggia e ore di sole, varietà di uve, metodi di coltivazione, di vinificazione e tradizioni storiche, esse sono:
Dunavska Ravnina, Chernomorie, Trakiiska Nizina, Dolinata na Struma, Rosova Dolina.
A livello amministrativo la Bulgaria è invece suddivisa in 28 oblasti (province o distretti) e in 287 obshtini (comuni).

Il settore vitivinicolo è gestito da due enti statali, lo IALV (Agenzia esecutiva della vite e del vino) e la CNVV (Camera Nazionale per la viticoltura e il vino) che dipendono dal Ministero dell’Agricoltura.
Il comparto vitivinicolo bulgaro (per controlli, statistiche, documentazioni, ecc.) è diviso in sei settori: nord-ovest, centro-nord, nord-est, sud-est, centro sud, sud-ovest.
In ognuno di questi settori vi è una sede della CNVV.

A loro volta questi settori sono divisi in nove unità territoriali dello IALV:
Montana (nord-ovest), Pleven e Ruse (centro-nord), Varna (nord-ovest), Burgas e Sliven (sud-est), Plovdiv e Haskovo (centro-sud), Blagoevgrad (sud-ovest).

L’organizzazione governativa di controllo e di gestione del sistema vitivinicolo è l’Agenzia Esecutiva della vite e del vino, che ha suddiviso il territorio in nove unità (vedi sopra) per completare il riordino del settore e l’inventarizzazione vitivinicola nazionale richiesta dall’Unione Europea).
Tra i suoi compiti, oltre a detenere il Registro delle DOP e IGP, è di sua competenza l‘intervento tecnico per il riconoscimento delle nuove DOP o IGP, sia nella compilazione delle disciplinari, sia nella verifica sul campo dei vigneti e delle delimitazioni proposte; è l’ente di controllo della produzione e si occupa della documentazione come la dichiarazione di vendemmia, stoccaggio, commercializzazione e soprattutto è l’Ente che rilascia dopo attento esame chimico-fisico ed organolettico il codice distintivo (uno per ogni lotto, tipo di vino, produttore, e unità territoriale) delle DOP o IGP.

Il sistema del DOP e IGP bulgaro viene riconosciuto dal Ministero dell’Agricoltura, sentito il parere dello IALV e successivamente attivato con Atto Ministeriale (vedi disciplinari nelle pagine regionali, secondo la normativa statale e alla legge sul vino e le bevande alcooliche del 1999 pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 86 del 1/10/1999 con decorrenza il 01/01/2000 (modificata più volte sino alla G.U. n. 98 del 2018).
La Legge 1999 è stata completata con l’Ordinanza n. 53 del 06/04/2000 e successive modifiche (ultima 27/11/2018) con specifico riferimento al riconoscimento organizzazione e controllo delle DOP e IGP.
Attualmente in Bulgaria vi sono:
2 IGP (ZGU)
3 DOP di zona (VGNP)
26 DOP di microzone (VGNP)
23 DOP di microzone (VGKNP)
Nel 2020 si elencano più di 50 VGNP e VGKNP e 2 ZGU.

In Italia il turismo enogastronomico conta più di 100 milioni di visitatori l’anno, che portano un indotto di più di 12 miliardi di euro (60% stranieri), naturalmente in condizioni pre-pandemia. La Bulgaria è agli inizi e questo settore offre un grande spazio da sviluppare.
Dall’adesione della Bulgaria all’Unione Europea (2007) sono stati stanziati diverse tipologie di fondi a sostegno dell’agricoltura, della viticoltura, della vinificazione e dello sviluppo del turismo enogastronomico (per l’edificazione di alloggi/foresterie, ad es.) nel Paese. Trovandoci all’inizio del nuovo piano dei fondi strutturali (2021-2027) si apriranno certamente molte occasioni di supporto nel settore.

Alias Group è a disposizione con la propria struttura, le proprie risorse e l’esperienza multisettoriale per affiancarvi nella vostra iniziativa imprenditoriale in questo e altri settori.

Perché investire in Bulgaria?

La Bulgaria fa parte dell’Unione Europea dal 2007, questo è un elemento molto importante perché consente agli investitori italiani di avere una sorta di “garanzia comunitaria” che si esplica nella pratica in una maggiore certezza del diritto e regole più chiare e condivise (le leggi ormai sono quasi tutte espressione della volontà dell’Unione in molte materie soprattutto economiche). Per un imprenditore italiano che si affaccia a questo Paese, rispetto ad altri dove invece la certezza del diritto e le regole possono essere maggiormente “interpretate”, penso ad esempio al Medio Oriente o ai Paesi del Nord Africa o alle vicine Ucraina, Bielorussia, Moldavia, e altre, questa è una differenza sostanziale, che tutela e salvaguarda gli interessi dell’investitore.
Questo può apparire a prima vista un elemento scontato ma non è così: quando si va all’estero questo è il primo elemento da valutare, perché investire in Francia o in Tunisia, in Belgio piuttosto che a Dubai, comporta differenze enormi che vanno assolutamente tenute in considerazione rispetto alla protezione d’interessi e diritti.
Altro elemento sempre legato alla certezza del diritto e alla sicurezza dell’investimento è la stabilità della valuta bulgara (il Lev) che è legata all’andamento dell’euro dal 2007 il che azzera il rischio di svalutazione, nonché l’adesione all’eurozona a partire dal 2024.
Infine, un altro aspetto non irrilevante è che il Paese è sicuro anche dal punto di vista della criminalità, sia quella organizzata che esiste come ovunque, ma che non disturba le attività produttive e commerciali chiedendo il pizzo o protezione come in alcune aree della stessa Italia, sia quella predatoria da strada (scippi e rapine), perché vi è un controllo del territorio da parte delle forze dell’ordine assolutamente efficace, pertanto le principali città sono sostanzialmente sicure sia per viverci che per lavorare.

Ora veniamo ai fattori economici maggiormente collegati alle attività imprenditoriali.
Cosa si può fare in Bulgaria? Molte cose! Partiamo dall’attività industriale manifatturiera. Facciamo un esempio pratico:
Due soci fondano un’industria di confezione con 50 sarte e una dozzina di personale per gestione magazzino, ufficio commerciale, amministrazione, ecc. Poniamo il caso di avere già avviato l’attività (cosa per altro molto più rapida ed economica rispetto all’Italia per quanto attiene a permessi, licenze, obblighi ed oneri vari).
In Italia: 62 operai, a un costo medio di 2.000 euro lordi al mese (c.a. 1.200 netti) = 2.000x62x14 mesi = 1.488.000 euro anno per 11 mesi di produzione.
Costi energetici: (GAS, ELETTRICITÀ, ACQUA) c.a. 50.000 euro anno (50 macchine da cucire elettriche).
Affitto di un capannone in zona industriale di 1500 m2 = 40.000 euro anno.
Mettiamo che siano stati bravissimi e abbiano conseguito un utile a fine anno di 100.000 euro: tassazione 27% = 27.000 euro, residuo 73.000 diviso due soci: 36.500 euro a socio su cui 38% = 13.870 euro tasse= netto 22.630 euro cadauno. Tot carico fiscale = 54.740 (54,7%).
NB: Questi calcoli sono puramente indicativi perché non tengono conto dei costi indeducibili come l’Inps in capo ai soci, ecc., quindi è maggiore!

investire in Bulgaria

Ora vediamo la stessa situazione in Bulgaria:
62 operai, a un costo medio di 900 euro lordi al mese (c.a. 500 netti) = 900x62x12 mesi = 669.600 euro anno per 11 mesi di produzione.
Costi energetici: (GAS, ELETTRICITÀ, ACQUA) c.a. 35.000 euro anno (50 macchine da cucire elettriche).
Affitto di un capannone in zona industriale di 1500 m2 = 18.000 euro anno.
A parità di fatturato questi due soci con le stesse caratteristiche di sopra avrebbero un miglioramento dell’utile di:
Costi di personale in meno = 819.000 euro
Costi energetici = 15.000
Costi affitto = 22.000
Totale costi in meno = 856.000 euro.
Mettiamo che abbiano avuto maggiori costi di trasporto anche per 200.000 euro all’anno per la maggiore distanza dal mercato di riferimento, il risultato è comunque di 650.000 euro in più rispetto ai 100.000 in Italia.
Vediamo ora il calcolo delle imposte su un eventuale utile identico all’Italia:
Utile a fine anno: 100.000 euro, tassazione 10% = 10.000 euro, residuo 90.000 euro, distribuito ai 2 soci: 45.000 euro a socio, su cui si applica il 5% = 2.250 euro.
Se rimane in Bulgaria il costo totale delle tasse è di 14.500 (14,5%), se invece si vuole riportare tutto il guadagno in Italia, si deve aggiungere il 26%, tolto quanto già pagato:
45.000 x 26% = 11.700 – 2.250 = 9.450 a socio. In questo caso il totale è 11.700+11.700+10.000 = 33.400 (33.4%).
Ne risulta una differenza che va dal 21.3% al 40.2% in meno.
Si potrebbe quindi dire che anche a parità di costi (personale, consumi, affitti, ecc.) il semplice spostamento di una produzione dall’Italia alla Bulgaria, si migliorerebbe la performance minimo del 21% arrivando fino al 40%, ma dato che i risparmi sono reali, l’aumento del guadagno è considerevolmente maggiore!

Ora vediamo un altro esempio più semplice:
Un’attività commerciale all’ingrosso che importa dalla Cina prodotti di consumo e vende in Italia e in alcuni Paesi europei a negozianti appoggiandosi a trasportatori e logistica di terzi.
Il trasferimento in Bulgaria di un’attività del genere immediatamente comporterebbe una diminuzione dei costi per le operazioni doganali e scarico/carico dal porto di circa il 40%, la logistica locale con oltre il 40% in meno e la differenza in più o in meno sui trasporti verso l’Italia e i Paesi europei a seconda della collocazione (se nel Sud Italia non ci sarebbe quasi nessuna differenza, se nel Centro o al Nord ci sarebbe un aumento che varia dall’8 al 12%), ma con una differenza importante: l’IVA passerebbe dal 22 al 20%, con la certezza di ottenere il rimborso IVA entro 3 mesi dalla richiesta (per i prodotti destinati all’Italia) e la stessa differenza di tassazione mostrata nell’esempio precedente (riduzione dal 21 al 40%).

Per tutte le altre attività di servizi, vendite online, consulenze, ecc. l’importante è che vengano svolte dalla Bulgaria verso altri paesi, in questo caso si avrebbe solo il maggior guadagno sulla differenza di tassazione e un po’ di risparmio su eventuale affitto ufficio e costi del personale di segreteria.
Nel caso di attività legate all’IT, è importante sapere che la Bulgaria ha una lunga tradizione in questo campo, molto avanzato, dove è possibile reperire personale altamente qualificato, nonché è il terzo Paese in Europa per la velocità di internet.

Una particolare attenzione deve essere dedicata al mercato immobiliare.
La Bulgaria è stata l‘ultimo degli attuali Stati Europei, insieme alla Romania, a entrare nell’Unione Europea, nonché ultima ad essere interessata dagli investimenti immobiliari da parte di investitori esteri, che si è sviluppato a partire dal 2005-2006 ma che ha avuto uno stop e un successivo ridimensionamento a partire dall’autunno del 2008 come in tutti Paesi Europei e non solo, a seguito degli scandali delle banche americane e i mutui sub-prime. Questo ha portato in Bulgaria un aumento dei prezzi molto breve nel triennio 2005-2008 che si è interrotto bruscamente e sostanzialmente rimasto invariato sino al 2015-2016. In sostanza è l’unico Paese della UE dove la crescita del mercato immobiliare è durata solo 3 anni con un blocco del mercato di oltre 8 anni e pertanto i prezzi attualmente sono tornati quelli del 2008 e da qui in avanti non possono quindi che crescere.
Facciamo alcuni confronti con città paragonabili alla capitale Sofia (per dimensioni e tipologia, escludendo le città d’arte con molto turismo, come Praga o Budapest).
Prezzi medi al m2 di appartamenti in centro uso residenziale (2021):
Bratislava: 4.000 euro
Belgrado: 2.500 euro
Bucarest: 3.000 euro
Varsavia: 4.500 euro
Sofia: 1.500 euro

Ora ci si può aspettare con un certo grado di sicurezza che una capitale europea a tutti gli effetti vada almeno a posizionarsi, nel giro di 3/5 anni almeno con la media delle capitali dell’Est Europeo più vicine, magari escludendo Belgrado, che non fa parte dell’Unione Europea, ma che comunque ha già superato Sofia.

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