I RISCHI PER L’ECONOMIA BULGARA DALLA SITUAZIONE IN GRECIA – 6° PARTE

Lubomir Datsov, finansista:

“Gli effetti dalle relazioni tra Grecia e Bulgaria sono abbastanza ridotti. Comunque vedo tre canali diretti di influenza. Il primo è connesso alle banche. Quì dobbiamo avere in mente un fatto importante – la Banca Centrale Bulgara e la Banca Centrale Europea da tanto tempo seguono la situazione in Bulgaria. La Banca Centrale Bulgara ha fatto il suo lavoro anni fa avvisando le banche bulgare di ridurre la loro presenza nei titoli di stato greci, che è appunto il canale diretto di perdita di capitali.

Al secondo posto sono gli effetti commerciali. Nonostante che c’è una grande insicurezza nelle relazioni tra i due paesi, le esportazioni di Bulgaria verso la Grecia stanno aumentando. Cioè, se succede qualcosa lì, questo non si può interrompere e la ristrutturazione è già conclusa. Anche quà la ristrutturazione è già conclusa. Il capitale non aspetta le conseguenze ma li perviene. In questo senso è molto probabile che viene danneggiata la gente e non il commercio. Infatti il capitale al grosso è già stato assicurato da tempo.

Certamente dobbiamo avere in mente che noi siamo vicini alla Grecia e questo avrà una riflessione negativa. Il fatto che siamo così vicini influenza l’opinione degli investitori stranieri.

Grecia è un paese con forti connessioni però addesso impone una brutta immagine del regione, aumentando il rischio del sistema. Nel nostro caso gli effetti sono ridotti al minimo, però comunque il rischio complessivo per il regione è aumentato. Questo impone che la pressione sui livelli degli interessi aumenterà lo stesso. Però per addesso tutto questo si trova nell’ambito delle ipotesi.

Grecia ha una sola soluzione dei suoi problemi ed è la soluzione difficile – riforme nel settore pubblico. Perchè i problemi del paese stanno lì, non tanto nel commercio. Anzi posso dire che ques’ultimo è strutturato abbastanza bene e l’economia è abbastanza sviluppata, nonostante i tentativi del governo di rovinare tutto. Se si prendono le misure necessarie per le riforme delle imprese nazionali che generano il deficito. La possibilità del paese è di cominciare a ridurre il deficito. Questo significa di ottenere rimanenze annuali iniziali di 35%, che probabilmente comporterà una riduzione del debito esterno fino al 100% del PIL (al momento il debito esterno è pari al 170% del PIL).

*Lopinione del ministro delle finanze è stato presentato durante lassemblea della Commissione del Budget  questo giovedì (25 giugno). Dal Ministero delle Finanze hanno dichiarato che la posizione del ministro non è stata cambiata al presente momento.

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