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Corea del Nord: testata una bomba H. Seul: ‘solo’ un’atomica. Usa: provocazione inaccettabile

Obama, risposta internazionale forte e unitaria

Proteste contro Pyongyang in Corea del Sud © AP

Grande ansia nel mondo dopo che la Corea del Nord ha reso noto di aver condotto con successo un test con una bomba nucleare all’idrogeno. Barack Obama, ha chiamato il presidente della Corea del Sud, Park Geun-Hye, e il premier giapponese, Shinzo Abe, riaffermando “l’irremovibile impegno” degli Usa per la sicurezza dei due Paesi e sottolineando la necessità di “una risposta internazionale forte e unitaria al comportamento incosciente della Corea del Nord”.

La prima reazione della Corea del Sud è stata di limitare l’accesso alla zona industriale di Kaesong, condivisa fra le due Coree. Il ministero dell’Unificazione di Seul ha detto che sarà negato l’accesso alle persone che non siano impiegate nel polo industriale, escludendo così clienti e potenziali acquirenti e fornitori di servizi. Seul inoltre ha detto che riprenderà l’attività di propaganda anti-Pyongyang al confine fra le due Coree, che il Nord considera un atto di guerra, come forma di ritorsione dopo l’annuncio del test nucleare.

Il Consiglio di Sicurezza dell’Onu “condanna” il nuovo test nucleare della Nord Corea, che rappresenta una “chiara violazione” delle sue risoluzioni” e annuncia che iniziera’ a lavorare immediatamente su ulteriori misure restrittive con una nuova risoluzione.

“La Corea del nord è uno Stato responsabile, non saremo mai noi i primi ad utilizzare armi nucleari né a trasferire tecnologie”: lo afferma il governo di Pyongyang in un comunicato diffuso dalla missione della Nord Corea all’Onu, dopo l’annuncio di un nuovo test nucleare.

La Corea del Nord ha reso noto di aver condotto con successo un test con una bomba nucleare all’idrogeno. Le autorità sudcoreane e il Servizio geologico americano poco prima avevano rilevato un sisma di magnitudo 5.1 a 49 km a nord di Kilju, l’area dei test nucleari nordcoreani. Secondo Seul il sisma era di origine artificiale. La bomba potrebbe essere atomica e non all’idrogeno. Lo sostengono gli 007 di Seul che hanno informato le autorità sudcoreane.

Il segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon, sudcoreano, ha chiesto alla Corea del Nord di “cessare qualsiasi ulteriore attività nucleare”. Parlando ai giornalisti, Ban ha condannato inequivocabilmente il nuovo test nucleare di Pyongyang chiedendo al Paese di “rispettare i suoi obblighi sulla denuclearizzazione”.

L’ANNUNCIO DELLA SPEAKER DELLA TV COREANA KRT

Una speaker sulla tv nordcoreana ha detto che Pyongyang ha testato una bomba all’idrogeno “miniaturizzata”, elevando “la potenza nucleare” del paese “al livello successivo” e fornendolo di un’arma per difendersi contro gli Stati Uniti e gli altri suoi nemici. La dichiarazione afferma che il test è stato un “perfetto successo”. La bomba all’idrogeno è molto più potente di quelle nucleari tradizionali all’uranio e molto più difficile da realizzare. Il test, se confermato da esperti stranieri, sarà un forte incentivo per nuove sanzioni contro la Corea del Nord da parte dell’Onu e peggiorerà le già cattive relazioni del paese con i suoi vicini. Pyongyang ha già alcune rudimentali bombe nucleari. Nel 2012 ha detto di aver mandato nello spazio un satellite con un missile pluristadio. Secondo gli esperti, questo missile potrebbe essere utilizzato anche per il trasporto a lungo raggio di testate nucleari.

Dopo l’annuncio della Corea del Nord è stato convocato per oggi il Consiglio di sicurezza dell’Onu “a porte chiuse”. Il Consiglio di Sicurezza dell’Onu valuterà la possibilità di nuove misure restrittive contro la Corea del Nord Corea. Lo ha affermato l’ambasciatore britannico al Palazzo di Vetro, Matthew Rycroft. “Lavoreremo a una risoluzione che disponga ulteriori sanzioni”, ha precisato.

“Se le notizie sono vere allora si tratta di una grave violazione delle risoluzioni dell’Onu e una provocazione che condanniamo senza riserve”, così il ministro degli Esteri britannico Philip Hammond su Twitter. Condanna del test nucleare di Pyongyang anche da parte della Francia. Il presidente francese Francois Hollande lo definisce “una violazione inaccettabile delle risoluzioni dell’Onu” e chiede “una reazione forte della comunità internazionale”.

Fonte: Ansa

Borsa: nuovo crollo Cina, Europee in forte calo

Le prospettive per la crescita mondiale si sommano alle tensioni geopolitiche

© AP

Le quotazioni del petrolio ai minimi e le mosse della Banca centrale di Pechino fanno scivolare tutte le Borse asiatiche: a Shanghai e Shenzhen per la seconda volta sono scattati i ‘circuit breakers’ per limitare le perdite, con i due listini che hanno rimandato a domani gli scambi segnando un calo di giornata del 7,3% e di oltre l’8%. Tokyo ha perso il 2,3% finale, Hong Kong in chiusura cede il 2,7%, Sidney ha chiuso in calo del 2,2%.

La nuova svalutazione della banca centrale cinese dello yuan (-0,5%) manda al tappeto i mercati azionari del paese che, dopo solo una mezz’ora di contrattazione questa notte, sono stati sospesi quando cedevano oltre il 7% e quindi chiusi per l’intera giornata. Una mossa che ha provocato le critiche di molti analisti e investitori secondo i quali le autorità di Pechino avrebbero perso il controllo della situazione. Una moneta più debole, lo yuan è sceso dello 0,6% a 6,5925 mentre quello quotato a Hong Kong è leggermente risalito, può infatti aiutare le esportazioni ma fa crescere i rischi per le società indebitate in dollari e aumenta i timori che lo stato dell’economia del paese sia peggiore del previsto.

Milano crolla in avvio, Ftse Mib -3,2% – Partenza pessima per Piazza Affari: il primo indice Ftse Mib segna una perdita del 3,21%, l’Ftse It All-Share un calo del 2,98%. I primi minuti di scambi confermano l’avvio molto pesante per Piazza Affari, ma con un parziale alleggerimento del clima anche se in avvio si sono registrate diverse sospensioni al ribasso: l’indice Ftse Mib è in calo del 2%, con Eni e Mps – tra i diversi titoli del paniere principale – in asta di volatilità, mentre Unicredit cede oltre il 3%. Avvio con ampie perdite per la Borsa di Londra: l’indice Ftse 100 segna un ribasso del 2,1% a 5.944 punti. Partenza molto debole anche per la Borsa di Parigi: l’indice Cac 40 registra un calo iniziale del 3% a 4.347 punti.

Il petrolio affonda -4% a 32,6 dollari – I timori di una situazione economica peggiore del previsto in Cina e la sovrapproduzione mandano al tappeto il prezzo del petrolio già in calo nei giorni scorsi. Il greggio Wti cede il 4% a 32,6 dollari al barile fra forti scambi mentre il Brent cala a 32,75 dollari. Per alcuni analisti la soglia dei 30 dollari non è più così lontana.

Crollo mercati spinge euro e yen al rialzo – La nuova svalutazione dello yuan da parte della banca centrale cinese e il successivo crollo dei mercati, spingono al rialzo nuovamente lo yen giapponese e l’euro mentre deprimono le monete di Australia e Nuova Zelanda, forti esportatori di materie prime verso Pechino. La moneta unica sale verso il dollaro dello 0,3% a 1,0816 ma cede verso lo yen dello 0,1% a 127,5. la divisa giapponese guadagna lo 0,3% rispetto al biglietto verde a 117,9.

Fonte: Ansa

Tasso d’inflazione, nel 2015 toccato il minimo dal 1959

Istdat: prezzi a +0,1%, sono tornati indietro di oltre mezzo secolo

Inflazione: a dicembre in Ue-19 stabile a 0,2% © ANSA

Il tasso d’inflazione dell’Eurozona a dicembre è stabile a 0,2%, rispetto al mese di novembre. E’ la stima flash di Eurostat. Analizzando le componenti principali che determinano il tasso inflazione nella zona euro, cibo, alcol e tabacco dovrebbero conoscere il tasso annuale più elevato a dicembre (1,2% a confronto dell’1,5% di novembre). Seguono i servizi (1,1% contro l’1,2% di novembre), i beni industriali non energetici (0,5%, stabile rispetto a novembre) e l’energia (-5,9% , rispetto a -7,3% a novembre).

Media 2015 rallenta allo 0,1% – L’inflazione rallenta ancora: in media d’anno nel 2015 frena, per la terza volta consecutiva, portandosi al +0,1% dal +0,2% del 2014. Lo rileva l’Istat nelle stime, aggiungendo come il tasso a dicembre sia rimasto fermo, su base annua, allo 0,1% (lo stesso valore di novembre).

Nel 2015 toccato il minimo dal 1959 – Il tasso d’inflazione medio annuo nel 2015, +0,1%, risulta il più basso dal 1959, ovvero da 56 anni, oltre mezzo secolo. E’ quanto emerge dalle serie storiche dell’Istat. L”Istituto ricorda che nel ’59 l’Italia era in deflazione (il tasso risultava pari a -0,4%).

Fonte: Ansa

Cina, il governo compra azioni in Borsa. Europee provano il rimbalzo, ma poi calano

Acquisti Pechino tramite fondi controllati dallo Stato

Cina, governo compra azioni in Borsa per frenare cali © AP

Il governo cinese, tramite dei fondi controllati dallo stato, interviene sui mercati azionari per cercare di riportare la calma dopo il crollo di ieri. Secondo quanto riporta Bloomberg fondi pubblici stanno comprando massicciamente titoli. Le Borse appaiono comunque deboli con Shenzen che ha perso l’1,87% e Shangai lo 0,23%. Hong Kong, ancora aperta, cede lo 0,54%. Secondo fonti riportate dalla Bloomberg inoltre, le autorità di controllo dei mercati di Pechino hanno comunicato verbalmente alle società che il divieto di vendita delle azioni per i maggiori investitori, deciso sei mesi fa, rimarrà valido al di là della scadenza dell’8 gennaio. Il bando era stato introdotto a luglio quando si era verificato il primo, premonitore, crollo dei mercati azionari e impedisce agli investitori che possiedono oltre il 5% in un singolo titolo di vendere. La misura si applica anche ai vertici delle società ed è stata fortemente criticata da alcuni investitori esteri. Anche l’acquisto di azioni sul mercato da parte di fondi controllati dallo stato o comunque riconducibili a proprietà pubblica è una misura introdotta a luglio. Secondo alcune stime di Goldman Sachs nei mesi scorsi i fondi hanno speso 236 miliardi di dollari in acquisti di azioni.

Europa in calo, tiene Milano (+0,34%) – Borse europee negative con l’indice d’area Stoxx 600 che cede un quarto di punto. Dopo l’iniziale rialzo innescato dall’iniezione di liquidità su mercati da parte del governo cinese, i listini si indeboliscono con Parigi che perde lo 0,80%, Francoforte lo 0,96%, Madrid lo 0,42% e Londra lo 0,17%. A creare tensione è il rischio di una conflitto in medio Oriente. Tiene Milano che con il Ftse Mib segna un +0,34% a 20.804 punti. Bene sempre Fca (+2,39%) e Ferrari (+1,95%), giù Mps (-2,82%).

Le Borse di Asia e Pacifico limitano i danni dopo il tonfo della vigilia con il governo cinese che ha rastrellato azioni per frenare l’ondata di vendite. I listini si muovono comunque debolmente con Tokyo cede lo 0,42%, Hong Kong lo 0,51%, Shanghai lo 0,26%. Più pesante Shenzen che lascia sul terreno l’1,86%. “Il tonfo di lunedì ha minato la fiducia degli investitori, il mercato rischia di non recuperare presto”, sottolinea a Bloomberg un gestore di fondi della JK Life Insurance.

Fonte: Ansa

USA fanno causa a VW, rischio sanzione da 19 mld dlr

Dipartimento Giustizia, avanti per affrontare violazioni

 © ANSA

Gli Stati Uniti fanno causa a Volkswagen per lo scandalo delle emissioni truccate. E la casa automobilistica rischia una sanzione fino a 19 miliardi di dollari. Il Dipartimento di Giustizia e l’Environmental Protection Agency (Epa) accusano la casa automobilistica di aver installato dispositivi illegali in quasi 600.000 motori diesel per far si’ che le loro emissioni fossero in linea con gli standard. In base al Clean Air Act, la normativa ambientale americana, a Volkswagen potrebbe essere comminata una sanzione fino a 32.500 dollari per ognuno dei 499.000 veicoli diesel con motore 2 litri sui quali e’ stato installato il software truccato e fino a 37.000 dollari per gli 85.000 veicoli con motore a tre litri e software illegale. ”Perseguiremo tutte le strade contro Volkswagen per affrontare le violazioni” afferma il Dipartimento di Giustizia. ”L’azione e’ un importante passo per tutelare la salute pubblica cercando di rendere Volkswagen responsabile per l’inquinamento” mette in evidenza l’Epa, precisando che il confronto sui richiami con la casa automobilistica non si e’ tradotto in una strada perseguibile, ma continuera’ in parallelo con l’azione legale” afferma l’Epa. La causa e’ il ”primo passo per portare Volkswagen davanti alla giustizia per non aver reso noti i dispositivi difettosi mentre cercava di ottenere la certificazione dell’Epa. Questo si e’ tradotto in quasi 600.000 motori diesel che hanno inquinato piu’ del dovuto, a danno della salute e ingannando i consumatori” mette in evidenza il procuratore del distretto est del Michigan, Barbara McQuade. Volkswagen ha ammesso in settembre di aver installato dispositivi truccati per i test delle emissioni su 11 milioni di auto diesel a livello globale, in uno dei maggiori scandali della storia dell’industria dell’auto. La decisione di falsificare le emissioni risale a dieci anni fa, quando Volkswagen ha deciso di puntare sul diesel negli Stati Uniti. La tecnologia a disposizione non era pero’ sufficiente per tenere il passo degli standard americani sulle emissioni. Nel 2006 e nel 2007 Volkswagen ha cercato un’alleanza con Bmw e Daimler per lo sviluppo di tecnologie per ridurre le emissioni diesel, ma la partnership e’ stata abbandonata e Volkswagen ha deciso di andare avanti da sola. Una delle figure chiave dello scandalo e’ Wolfgang Hatz, promosso nel 2007 alla guida dello sviluppo motori e trasmissioni di Volkswagen. Hatz pochi mesi dopo aver preso il comando e’ stato ripreso mentre criticava aspramente le norme della California, che aveva deciso di imporre nuovi limiti alle emissioni dei gas delle auto. ”Non sono realistici” aveva detto Hatz. Hatz e’ uno dei dipendenti che e’ stato sospeso da Volkswagen con lo scandalo.

Fonte: Ansa